Cefalea ed emicrania

Cura Dolore Terapia Dolore

La cefalea si caratterizza per il dolore localizzato in una o più aree del capo. Rappresenta una condizione di urgenza sia se la si considera come sintomo di un'altra patologia (cefalea secondaria) sia se la si considera come malattia stessa (cefalea).

Le cefalee primarie sono:

  • emicrania
  • cefalea tensiva
  • cefalea a grappolo.

Tra quelle secondarie si segnala la cefalea post-traumatica. Il dolore avvertito alla testa durante un attacco di cefalea può essere causato da meccanismi diversi. I principali sono:

  • distensione, trazione o dilatazione dei vasi sanguigni (arterie e vene) intra o extra cranici
  • compressione, trazione o infiammazione dei nervi cranici
  • infiammazione, contrattura o compressione dei muscoli extracranici e cervicali,
  • infiammazione delle meningi.

Cefalea tensiva

È la più diffusa e colpisce più le donne che gli uomini. È dovuta alla contrazione dei muscoli del collo e delle spalle e si manifesta come una morsa che stringe la testa a casco, il famoso "cerchio". I muscoli in tensione producono una maggiore quantità di acido lattico che provoca uno stato di intossicazione delle cellule: in questo modo il mal di testa cresce e si autoalimenta. Possono soffrirne, per esempio, coloro che rimangono a lungo chini sui libri o davanti al computer tenendo i muscoli cervicali contratti.

Nel 90 per cento dei casi è dovuta a stress di natura psicosociale o a disturbi come l'ansia e la depressione. Può essere episodica (per meno di 15 giorni al mese e di durata variabile tra la mezz'ora e la settimana) o cronica (il dolore è presente, complessivamente, per sei mesi l'anno).

Cefalea a grappolo

Le crisi si susseguono l'una all'altra ad intervalli di tempo piuttosto brevi e si raggruppano in determinati periodi del giorno e dell'anno. Gli attacchi durano da mezz'ora ad un'ora. Può essere episodica, da 7 giorni ad alcuni mesi con intervalli superiori a due settimane, o cronica, ogni giorno per più di un anno consecutivamente. Il dolore è intenso e violento e di solito è monolaterale, localizzato attorno all'occhio e allo zigomo. Colpisce prevalentemente gli uomini soprattutto tra i 20 ed i 30 anni. Non si conoscono le cause precise.

 Le diverse forme di cefalea hanno ciascuna una cura specifica per cui, affinché la terapia sia veramente efficace, è importante identificare con la maggior precisione possibile il tipo di mal di testa in questione. Per la cefalea occasionale così come per la cefalea tensiva è possibile ricorrere all'automedicazione. I farmaci utilizzati contro il mal di testa sono i comuni analgesici oppure i Fans, vale a dire gli antinfiammatori non steroidei.

Come indica il suo nome - dal greco hìmi "mezzo" e kranìon "cranio" - l'emicrania è quella forma di mal di testa caratterizzata da un dolore intenso e ricorrente che coinvolge, generalmente, un solo lato della testa. L'emicrania classica rientra nel gruppo delle cefalee primarie. Caratteristica degli attacchi emicranici è quella di essere ricorrenti e di presentarsi con una frequenza molto variabile (da pochi episodi in un anno ad attacchi 2-3 volte alla settimana). Il dolore, pulsante, è accompagnato da nausea, vomito, foto o fonofobia In particolare, si distinguono due tipi di emicrania: con aura e senza aura. In entrambi i casi il mal di testa può durare da poche ore a tre giorni.

 Nell'emicrania con aura i sintomi si presentano di solito nella fase precedente l'insorgenza del dolore tipico dell'attacco emicranico e sono rappresentati nel 99% dei casi da sintomi visivi (zigzag luminosi, annebbiamento del campo visivo dal lato colpito dal dolore), talora associati a difficoltà nel parlare (33 per cento) e più raramente a disturbi nella motilità (6 per cento). L'aura interessa alternativamente solo una metà del corpo e presenta una durata variabile tra 5 e 60 minuti.

Gli attacchi di emicrania senza aura hanno una durata variabile tra 4 e 72 ore, sono monolaterali (spesso), con dolore di tipo pulsante, di severa o moderata intensità, talora aggravato dallo sforzo fisico; il dolore spesso è associato a nausea, fotofobia (fastidio per la luce) e fonofobia (fastidio per i rumori).

Cause e fattori scatenanti
Le cause dell'emicrania non sono ancora del tutto chiare. Durante un attacco emicranico si verifica una costrizione dei vasi arteriosi con conseguente riduzione nell'apporto di sangue in particolari aree cerebrali. A provocare il dolore durante un attacco, sembra essere una momentanea variazione nella circolazione sanguigna extracerebrale.

 Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Neurology sembra ridimensionare notevolmente il ruolo di quelli che vengono tradizionalmente ritenuti fattori scatenanti – freddo, luce e rumori troppo intensi, stress psicoemotivo, eccesso di fatica fisica e sonno insufficiente – e la loro capacità di innescare il mal di testa. In base ai risultati ottenuti dai ricercatori del Danish Headache Center dell'Università di Copenhagen (Danimarca), infatti, i supposti “trigger” sarebbero realmente tali soltanto per un'esigua minoranza di pazienti: circa uno su dieci. Per tutti gli altri, gli sforzi per eliminare dalla propria vita gli ipotetici fattori scatenanti sarebbero invece del tutto inutili, poiché l'emicrania comparirebbe (oppure no) con la stessa identica frequenza anche in caso di esposizione ripetuta

Cosa fare
La conoscenza dei fattori scatenanti è di fondamentale importanza perché sia la cura che la prevenzione dell'emicrania risultino efficaci. Riuscire a mettere in relazione un determinato evento con il verificarsi di una crisi emicranica permette di evitare o correggere eventuali comportamenti sconvenienti.
È importante quindi imparare a riconoscere le circostanze in cui arriva e individuare anche i sintomi più banali con cui si manifesta.

 Cosa succede dopo?

Ma che cosa succede quando l'attacco di emicrania si esaurisce? Per comprendere meglio l'impatto globale dell'emicrania, un gruppo di neurologi ha analizzato i diari elettronici compilati, per tre mesi consecutivi, da 120 pazienti in terapia presso quattro centri specialistici per la cura delle cefalee.

I disturbi residui più frequenti consistevano in sensazione di stanchezza, difficoltà di concentrazione (56%) e rigidità nella parte posteriore del collo (42%), cui si aggiungeva la sensazione di un non completo esaurimento della cefalea, benché il dolore emicranico non fosse più presente. Altri disturbi frequenti erano la fotofobia (36%) e l'intolleranza/irritabilità (29%). In circa la metà dei casi questi fastidi permanevano fino a 6 ore (54% degli attacchi), mentre nei restanti episodi la fase post-dromica si protraeva fino a 24 ore. I sintomi post-dromici, ampiamente trascurati sia dai medici sia dai pazienti, hanno un significativo impatto sulla qualità di vita e sulla produttività di chi soffre di emicranica e meriterebbero ulteriori studi nell'ottica di individuare strategie preventive/terapeutiche in grado di ridurne la rilevanza.

 L’emicrania nei bambini

Secondo uno studio condotto presso l’Università di Cagliari e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Headache, il magnesio può aiutare a contrastare l’emicrania primaria dei bambini. Nell’analisi, 160 bambini di età compresa tra 5 e 16 anni, con almeno quattro attacchi di emicrania primaria al mese, sono stati suddivisi in quattro gruppi di trattamento, basati sulla somministrazione di solo paracetamolo (15 mg/kg) o solo ibuprofene (10 mg/kg) oppure degli stessi due farmaci abbinati alla profilassi con magnesio, al dosaggio di 400 mg al giorno.

L’analisi ha permesso di confermare che sia il paracetamolo sia l’ibuprofene sono efficaci nel ridurre in modo significativo l’intensità del mal di testa di tipo emicranico, senza modificare la frequenza degli attacchi. A questo risultato previsto, se ne è, però, affiancato anche uno mai registrato in precedenza: nei bambini che avevano ricevuto anche la supplementazione con magnesio in aggiunta al trattamento con paracetamolo o ibuprofene al bisogno, l’effetto antalgico ottenuto era più consistente e per l’accoppiata magnesio-paracetamolo anche significativamente più rapido, con anche una significativa diminuzione della frequenza degli episodi emicranici. 

Fonte: Gallelli L et al. Effects of Acetaminophen and Ibuprofen in Children With Migraine Receiving Preventive Treatment With Magnesium. Headache, 2013; doi:10.1111/head.12162 (