La febbre nel bambino

Dottore, il mio bambino ha la febbre! L'aumento della temperatura corporea nel bambino è di solito motivo di preoccupazione in molti genitori. Ma la febbre non è una malattia, piuttosto un segno con il quale il corpo reagisce all'attacco di una malattia, una difesa naturale dell'organismo che aiuta a distruggere i microbi. Un bambino ha la febbre se la sua temperatura corporea supera i 37°C se misurata per via cutanea (ascellare), o supera i 37,5°C se misurata tenendo il termometro in bocca o nel retto (o ancora usando i termometri auricolari). La temperatura corporea può variare e, soprattutto nei bambini, può aumentare in seguito a sforzi fisici, dopo aver mangiato cibi caldi (o bevuto bevande calde), o in seguito alla permanenza in un ambiente molto riscaldato. Se la febbre è modesta (ossia inferiore ai 38°C) non va trattata subito, ma è consigliato attendere almeno 24 ore sorvegliando attentamente il comportamento e l'aspetto del bambino prima di ricorrere ai farmaci. In particolare è bene osservare se il bambino è pallido o arrossato, se ha appetito, se ha voglia di giocare, se piange continuamente, se lamenta dolore o non riesce a dormire. E ancora: respira con difficoltà? Ha il naso chiuso? Tossisce? Ha mal d'orecchi? Avete riscontrato vomito o diarrea? Nell'attesa di una corretta diagnosi è bene idratare il bambino facendogli bere acqua, tè o camomilla zuccherati.

Un sistema di difesa
Nella maggior parte dei casi la febbre non deve preoccupare i genitori, perché essa costituisce la risposta dell'organismo a un'infezione virale o batterica. La febbre è, infatti, una normale ed utile difesa dell'organismo contro i germi: una temperatura più alta (38-40°C) ha un effetto sterilizzante sui germi, impedendone la crescita e la moltiplicazione. Inoltre lo stato febbrile aumenta la produzione di leucociti (globuli bianchi) i quali combattono le infezioni. La presenza di febbre, quindi, è un segno che il meccanismo corporeo di autodifesa sta lavorando a pieno ritmo. La febbre non trattata con rimedi farmacologici o fisici, ma lasciata agire, non sale indefinitamente. Il sistema di regolazione della temperatura corporea, infatti, impedisce che raggiunga livelli troppo elevati.

La febbre, quindi, non deve essere "curata" a tutti i costi, come è ritenuto in genere, ma deve essere lasciata agire affinché svolga il suo ruolo difensivo. In alcune circostanze (quando la febbre è molto fastidiosa per il bambino) è opportuno abbassare la temperatura con l'uso di farmaci.

I sintomi che richiedono maggiore attenzione sono: difficoltà a respirare, il collo irrigidito (non riesce a toccarsi il petto con il mento o a guardare in su), difficoltà nel risveglio, dolore alle orecchie, stato confusionale, sopore, convulsioni febbrili.

Come dare sollievo al bambino

La febbre aumenta il metabolismo dell'organismo, di conseguenza il bambino perde facilmente liquidi e peso corporeo. Abbassare la febbre, quindi, fa sentire meglio il bambino e previene la disidratazione. È necessario che il bambino beva molto: per esempio acqua, succo e latte, ma non tè o caffè. Se il bambino ha poca voglia di bere, si può aggiungere lo zucchero o offrirgli assieme una cannuccia per divertimento. I segni più comuni della disidratazione sono la poca urina, la pelle secca (soprattutto le labbra), le poche lacrime quando il bambino piange.Un'altra cosa da fare è non coprire il bambino in maniera eccessiva perché questo può far salire la temperatura oltre il livello stabilito dal "termostato" e contribuire ad aggravare il disagio. Quando il bambino ha i brividi si può coprire con una coperta leggera, ma appena questi scompaiono o sente caldo è meglio rimuoverla per consentire al corpo di disperdere il calore. Non c'è alcun motivo di forzarlo a mangiare se non ne ha voglia; si può tranquillamente alimentare con piccoli pasti facilmente digeribili, come il brodo, il latte e le spremute di frutta.

Non è detto poi che un bambino con la febbre si senta male; ci può essere un bambino con 39°C di febbre che ha voglia di giocare e uno con 37,5°C che non se la sente. Non è necessario che il bambino rimanga a letto; basta che non faccia sforzi fisici eccessivi perché questi lo rendono più debole, diminuendo l'energia che il corpo ha a disposizione per combattere l'infezione, oppure possono aumentare la temperatura corporea, creando fastidio.

Come ridurre la temperatura?
Le spugnature con acqua tiepida possono essere utili, ma solo quando gli antipiretici non hanno avuto effetto e, comunque, dopo almeno mezz'ora dalla somministrazione di un antipiretico. 
Le spugnature riducono la temperatura perché fanno disperdere calore per via dell'acqua che evapora dalla superficie corporea. Se questa perdita di calore non è preceduta dalla somministrazione di un antipiretico il livello di temperatura prestabilito dal termostato ipotalamico non viene modificato. L'organismo reagisce quindi mettendo in atto alcuni meccanismi tendenti alla produzione di calore (per esempio brividi e vasocostrizione) per raggiungere nuovamente la temperatura indicata. Tutto ciò contribuisce ad aggravare il disagio del bambino. Per fare le spugnature, si può mettere il bambino in una vasca con poca acqua tiepida e, immergendo spesso la spugna, fargliela scorrere addosso per una ventina di minuti. Se al bambino vengono i brividi, bisogna aumentare leggermente la temperatura dell'acqua.
È possibile fare le spugnature anche a letto se il bambino non ha voglia di alzarsi, basta riempire una bacinella di acqua tiepida e usare una spugna per bagnare leggermente la sua pelle. Altri trattamenti fisici non sono consigliati, perché, oltre ad avere solo un effetto temporaneo sulla temperatura corporea del bambino, possono dare fastidio e, in alcuni casi, causare danni. Uno di questi metodi, purtroppo ancora oggi ritenuto efficace da alcuni, è la spugnatura con l'alcool: i vapori dell'alcool possono essere inalati dal bambino e provocare seri problemi.

Quando ricorrere ai farmaci

La febbre rappresenta una corretta risposta dell'organismo alla malattia, quindi entro certi limiti non va trattata con farmaci.

È consigliato invece l'impiego degli antipiretici (farmaci antifebbrili che riducono la febbre) quando:

  • la temperatura supera i 39°C (rettali) o i 38,5°C (ascellari) e si presenta con sintomi fastidiosi
  • la febbre è lieve ma con sintomi dolorosi come mal di testa o dolori muscolari
  • la temperatura supera i 40,5°C.


Gli antipiretici abbassano il livello di temperatura stabilito dal termostato ipotalamico, causando la messa in atto dei meccanismi per disperdere calore e, di conseguenza, diminuire la temperatura. Se il bambino vomita e non riesce a trattenere niente nello stomaco, si può somministrare l'antipiretico in forma di supposta. È consigliabile non svegliare un bambino che dorme per dargli l'antipiretico: il riposo aiuta il corpo a combattere l'infezione.

Quando chiamare il pediatra
Prima di chiamare il medico è necessario valutare lo stato del bambino nel suo complesso per capire se è una situazione grave che richiede il suo intervento. Se la febbre persiste per più di 24 ore e il bambino presenta altri disturbi è bene consultare il pediatra, riferendo: l'età del bambino, la temperatura misurata, la durata della febbre, eventuali altri disturbi e se il bambino è stato a contatto nei giorni precedenti con persone ammalate. Se un bambino con meno di sei mesi ha la febbre è indispensabile chiamare il dottore.

Informare i genitori
La comparsa della febbre nei bambini rappresenta un'evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che essi manifestano nei loro primi anni di vita. Soprattutto se la comparsa è improvvisa o la temperatura raggiunge livelli ritenuti elevati, solitamente rappresenta per i genitori un motivo di allarme e di preoccupazione. In tale situazione c'è chi si rivolge subito al pediatra richiedendo la visita del proprio bambino, chi per maggiore informazione aspetta a rivolgersi al medico iniziando un trattamento farmacologico con antipiretici. Nella maggior parte dei casi la febbre è causata da infezioni virali (per esempio influenza) che rappresentano fenomeni infettivi minori limitati nel tempo e non richiedono, quindi, l'impiego di antibiotici, ma solo di antipiretici.
Spesso i pediatri di famiglia forniscono ai genitori (soprattutto a quelli un po' troppo apprensivi) informazioni, spiegando loro che la febbre è una risposta normale ad un'infezione che serve al bambino per difendersi meglio dalla malattia, oltre ad aiutarli sul comportamento da tenere alla comparsa della febbre.

Il genitore ansioso ricordi che:

  • la febbre nell'infanzia rappresenta di solito la risposta ad un'infezione, che nell'80-90 per cento dei casi è di origine virale e benigna
  • un'intensa attività fisica, un'elevata temperatura ambientale, un eccesso di indumenti o una ridotta idratazione provocano un aumento di 1°C o più della temperatura corporea
  • se la temperatura non supera i 38,5°C meglio non usare gli antipiretici: si ricordi che la febbre è anche un meccanismo di difesa dell'organismo nei confronti delle infezioni
  • se il bambino lamenta mal di testa e dolori muscolari possono essere impiegati gli antipiretici anche in presenza di una temperatura inferiore ai 38,5°C.


Quando far uscire il bambino dopo che ha sfebbrato? Questo dipende dalla malattia sofferta e dalla persistenza di altri sintomi. Nei frequenti casi di malattie autunno-invernali da virus (per esempio laringiti e tracheiti), se le condizioni generali sono buone e il bambino è vivace e allegro, sarà inutile tenerlo chiuso dentro casa finché non sia scomparso l'ultimo colpo di tosse. Dopo 24-48 ore potrà tornare all'asilo, a scuola e perfino a passeggio, sempre che il clima non sia troppo rigido e il bambino sia coperto bene.

Le convulsioni febbrili

Le convulsioni febbrili sono episodi che si manifestano in presenza di febbre (di solito nella fase iniziale) in alcuni bambini il cui sistema nervoso è particolarmente eccitabile. Il bambino può svenire, irrigidirsi, manifestare scosse ai quattro arti, avere gli occhi sbarrati oppure rivolti all'indietro, oppure entrare in uno stato di rilasciamento muscolare. Questi fenomeni possono durare anche alcuni minuti, dopo di che il bambino può mostrare una profonda sonnolenza, che rappresenta il periodo di ritorno alla normalità.

Sono dannose?
Le convulsioni febbrili di solito non sono pericolose! E non sono neanche segno di epilessia. Sebbene rappresentino un evento traumatico per i genitori, bisogna tenere presente che sono comuni nei bambini e che non hanno effetto sulla loro salute. È comunque importante che non durino troppo a lungo perché durante una convulsione arriva al cervello meno ossigeno.

Qual è la causa?
Le convulsioni febbrili sono provocate dalla febbre. In alcuni bambini compaiono solo quando la febbre è molto alta (41-42°C), in altri anche durante un normale episodio febbrile. Il 70 per cento dei bambini che hanno avuto una convulsione febbrile non ne avrà un'altra (una recidiva). Nel rimanente 30 per cento la comparsa di recidive è possibile, anche a distanza di mesi, ma sempre in presenza di febbre. Le convulsioni febbrili colpiscono maggiormente i bambini tra uno e cinque anni, ma cessano dopo i 5-6 anni di età. Come comportarsi di fronte a una convulsione febbrile? Innanzitutto bisogna mantenere la calma. Portare subito il bambino in ospedale o chiamare il medico prima di iniziare la terapia è solo una perdita di tempo. Non bisogna attardarsi in manovre inutili, per esempio scuotere o schiaffeggiare il bambino e chiamarlo per nome. Alla comparsa di una prima convulsione febbrile bisogna abbassargli la febbre il più presto possibile spogliando il bambino da eccessivi indumenti. Poi si possono applicare spugnature di acqua tiepida e la borsa del ghiaccio o degli asciugamani bagnati con acqua fredda sulla fronte e sul collo. Il bambino va messo sul fianco e va rimosso con un dito qualsiasi cosa il piccolo abbia in bocca (se vomita, rimuovere subito il vomito). Quando la convulsione è finita, si può somministrare un antipiretico e poi chiamare il pediatra che, oltre a controllare che il bambino stia bene, potrà meglio consigliare sull'atteggiamento e l'attenzione da porre in futuro.

E se si ripete in futuro?
Se il bambino ha già avuto una convulsione febbrile è bene abbassare immediatamente la temperatura anche quando il livello è basso (37,5°C ascellare o 38°C rettale). Il comportamento da tenere è lo stesso adottato in caso di febbre: in particolare, può essere somministrato un antipiretico. Sarà comunque il medico a consigliare il trattamento ottimale da avere sempre a disposizione per ogni successivo episodio di febbre.

Cosa non fare durante una convulsione?
Di fronte a una convulsione febbrile è bene non farsi prendere dal panico e non cercare di trattenere il bambino nel tentativo di bloccare le scosse. È bene, inoltre, non cercare di attrarre l'attenzione del bambino chiamandolo per nome, scuotendolo o schiaffeggiandolo, anche se smette temporaneamente di respirare. Il pediatra va chiamato solo dopo aver eseguito le terapie adeguate ed urgenti e dopo che la convulsione sia terminata o nel caso la convulsione duri oltre 10 minuti. Attenzione a non infilare nulla in bocca al bambino, si rischia di fargli male e di provocargli il vomito.

Misurare la febbre

Tra i metodi di misurazione della temperatura nei bambini, quelli rettale e orale sono i più precisi. Anche la misurazione ascellare può andare bene, ma può dare dei risultati variabili perché misura la temperatura della pelle che è influenzata maggiormente dall'ambiente. In ogni caso la scelta del metodo di misurazione va fatta in base all'età del piccolo e alla sua capacità di rimanere fermo per almeno tre minuti.Da tenere in considerazione, però, che la temperatura interna (rettale) può risultare elevata a causa di uno stato di infiammazione o di congestione nel retto di cui non possiamo accorgerci (per esempio emorroidi interne o diarrea) mentre la temperatura esterna va misurata all'inguine o all'ascella controllando bene che non vi siano arrossamenti della cute perché in questo caso si avrebbe in quel punto un aumento di calore, registrato dal termometro ma non corrispondente a quello di tutto il corpo. Infine, una causa di errore, soprattutto per la misurazione interna, è l'esercizio fisico. Se controlliamo la temperatura del bambino appena rientrato a casa dopo il gioco, una corsa o comunque un'attività motoria, riscontreremo sicuramente un aumento di temperatura che però non significa febbre. È necessario quindi, in questo caso, far trascorrere almeno 20 minuti prima di procedere alla misurazione.

I metodi di misurazione
La misurazione rettale è consigliata soprattutto per i bambini nel primo anno di età, perché di solito si muovono in continuazione. È necessario assicurarsi che il termometro sia adatto per questo tipo di misurazione. Il bambino può essere messo sulla schiena (supino) o a pancia in giù nel grembo. Se viene messo sulla schiena, tenere leggermente sollevate le gambe per facilitare la misurazione. Lubrificare la punta del termometro con vaselina e inserirla delicatamente nel retto per circa 2 cm nel neonato e 5 cm nel bambino. Con una mano tenere fermo il bambino e con l'altra tenere il termometro, assicurandosi di non lasciarlo. Il tempo necessario per la misurazione è di almeno 1 o 2 minuti.

La misurazione orale è consigliata per i bambini più grandi che sono in grado di non mordere il termometro. Per fare una misurazione accurata, bisogna assicurarsi che il bambino non abbia ingerito bevande molto calde o fredde nella mezz'ora precedente e che sia rimasto tranquillo durante questo periodo. Per procedere alla misurazione pulite con alcool un termometro adatto alla misurazione orale. Appoggiate poi bene in fondo sotto la lingua, da un lato o dall'altro, la parte del termometro sensibile alla temperatura e fate restare calmo e con la bocca chiusa il bambino per almeno tre minuti.

La misurazione ascellare è consigliata per i bambini più grandi. Dopo aver pulito il termometro con alcool mettetelo sotto l'ascella del bambino (a contatto con la pelle che deve essere asciutta) e fategli tenere il braccio contro il corpo per almeno 5 minuti.