Memoria

Se proviamo a chiederci chi siamo, qual è la nostra storia, come siamo arrivati fin qui, come facciamo a leggere e ad usare il computer e cosa ci spinge a cercare informazioni, ci stiamo ponendo domande sulla memoria, l'intelligenza, l'apprendimento e la motivazione. Cosa proviamo nel porci questi interrogativi? Forse siamo un po' stupiti e assieme ai tanti ricordi forse ci verrà in mente la paura e l'eccitazione del primo giorno di scuola, la tristezza per un'interrogazione andata male, la gioia per aver imparato ad andare in bici o aver raggiunto un traguardo che ci eravamo proposti. Ecco allora che diamo dei colori agli avvenimenti della nostra vita: le emozioni. Perché ci ricordiamo il primo e non il 235° giorno di scuola? Perché abbiamo imparato quella poesia, quella canzone quel film a memoria? Perché abbiamo lottato per raggiungere un obiettivo? Ogni risposta conterrà un'emozione. Le emozioni sono infatti alla base del pensiero, del comportamento e della sopravvivenza e sono ciò che ci fanno sentire unici.

Memoria: definizione e storia

La memoria viene definita in termini generali come la capacità della mente di conservare e richiamare alla coscienza elementi ed esperienze del passato.
Se andiamo a cercare definizioni più specifiche troviamo: "La memoria riguarda il mantenimento dell'informazione nel tempo: è la capacità di elaborare, conservare e recuperare l'informazione" (De Beni, 1994) oppure viene descritta come "Il prodotto di tre distinti momenti: una prima fase di acquisizione, in cui ai soggetti vengono presentati gli stimoli da apprendere; una fase di ritenzione, durante la quale avvengono cambiamenti, più o meno sostanziali, nelle tracce mnestiche, che non è dato rilevare direttamente e, infine, la fase di recupero, corrispondente alla riproduzione del materiale". (Zucco, 2001). La prima definizione sembra accordarsi con un'idea della memoria vista come un insieme di eventi ed esperienze discreti che possono essere o meno riportati alla coscienza. Dunque da qualche parte dovrebbe essere presente una sorta di "magazzino" da cui attingere e riportare alla luce le informazioni e le esperienze così come si sono verificate in passato.

Un po' di storia
Da Ebbinghaus, il pioniere degli studi sulla memoria, fino ai giorni nostri gli studiosi si sono dovuti scontrare con l'evidenza di trovarsi più che di fronte alla memoria, di fronte ad un gran numero di memorie. Ebbinghaus propose di studiare i processi di memorizzazione e di oblio secondo i più rigidi dettami degli studi sperimentali, nell'asettico contesto del laboratorio attraverso trigrammi senza significato (come sat, ter, feh, qil) che non potevano essere rilevanti per il soggetto sottoposto all'esperimento. Controllando tutte le variabili era così possibile ottenere informazioni sul numero di trigrammi ricordati, ordine delle risposte e tempi di recupero.

Quasi cinquant'anni più tardi, Bartlett propose una diversa visione della memoria considerandola come uno strumento per adattarsi all'ambiente e per padroneggiare la realtà. Ai soggetti venivano presentate delle storie dotate di senso, in contesto naturalistico, in modo da mettere in risalto le caratteristiche della memoria come strumento adattativo. Fu evidenziato come i soggetti, nel ricordare le loro storie, mostrassero la tendenza ad operare trasformazioni in accordo con le aspettative basate sulle conoscenze ed esperienze precedenti. Queste trasformazioni venivano guidate dagli schemi che costituivano delle strutture di concetti apprese con l'esperienza ,che presentando una conoscenza generale delle situazioni, permettono una risposta agli stimoli ambientali, capaci a loro volta di aggiornare e modificare gli schemi stessi. L'idea di Bartlett si discosta dunque da quella di memoria vista come "magazzino".

Alcuni autori contemporanei hanno ripreso il concetto di engramma, coniato nel 1908 da Semon, definito come una traccia in memoria depositaria di un certo contenuto informativo. Si tratta di un cambiamento permanente del sistema nervoso in seguito ad un'esperienza. L'engramma rappresenta la seconda di tre fasi che l'autore utilizzò per descrivere la memoria quotidiana e quella che pensava che si potesse ereditare di generazione in generazione. La prima fase da lui descritta è l'engrafia che si riferisce alla codifica dell'informazione nella memoria, mentre la terza fase è l'ecforia che si riferisce a come il ricordo possa essere recuperato. L'importanza di questa concettualizzazione risiede nel fatto che si evidenzia non solo l'intensità della traccia nella mente di un individuo, intensità che può essere attribuita alla significatività dell'esperienza stessa, ma anche ai processi di recupero. Dunque un'esperienza viene codificata, ma il fatto che possa essere riportata alla coscienza e divenire parte dei ricordi espliciti o al contrario possa rimanere nel patrimonio delle conoscenze implicite dipende da quanto "appropriato" risulta il processo di recupero.

Questi concetti sono stati recuperati da Tulving (1993) che parla di ecforia come della corrispondenza tra fattori legati all'ambiente esterno o interno (un odore o un'emozione) e rappresentazione mnemonica che porta alla riattivazione del ricordo in forma esplicita. In questa concettualizzazione si fa strada l'idea dell'importanza degli stati d'animo, delle emozioni, nei processi di codifica e di recupero. Sembra dunque che gli individui posseggano un patrimonio di conoscenze che in base a determinati stimoli possono venire riportate alla coscienza e vissute e raccontate dai soggetti secondo le loro caratteristiche di stato e i loro schemi mentali. Altre memorie sembrano essere presenti, ma al tempo stesso inaccessibili al recupero cosciente.

Tipi di memoria

Un tipo di memoria non consapevole è stata definita memoria implicita che si distingue dalla memoria esplicita. Questa distinzione è stata introdotta da Graf e Schacter nel 1985: "La memoria implicita è rivelata quando la prestazione in un compito sia facilitata in assenza del recupero cosciente, la memoria esplicita è rivelata quando la prestazione in un compito richieda il recupero cosciente della passata esperienza".

Una distinzione fondamentale tra tipi di memorie è stata quella proposta nel 1968 da Atkinson e Shiffrin tra memoria a breve termine (MBT) e memoria a lungo termine (MLT). La prima si riferisce a quegli elementi che rimangono nella coscienza per un breve periodo di tempo, e che vengono dimenticati se non si attuano strategie per "immagazzinarli" nella MLT. Pensiamo ad esempio a quando qualcuno ci da il suo numero di telefono e noi non possiamo scriverlo. È molto difficile che una volta arrivati a casa saremo in grado di ricordarlo se non avremo provato a ripeterlo almeno un paio di volte. Al contrario, non abbiamo problemi a ricordarci un numero che componiamo ogni giorno in quanto questo si trova nella nostra memoria a lungo termine. La capacità della MBT è stata misurata e si è visto che la maggior parte delle persone riesce a ripetere una sequenza di 7 cifre, con uno scarto di 2. La maggior parte delle persone riesce dunque a "contenere" nella sua MBT dai 5 ai 9 elementi.

Nel 1972 Tulving propose una prima distinzione all'interno della memoria a lungo termine tra memoria episodica e memoria semantica, dove per memoria episodica ci si riferisce al sistema che immagazzina informazioni ed eventi specifici nella loro collocazione temporale e in relazione all'identità del soggetto, e per memoria semantica a ciò che rappresenta la conoscenza generale, i significati, i simboli e le loro relazioni. Pensiamo, ad esempio, ad un classico esperimento di memoria. Ai soggetti viene richiesto di leggere una lista di 20 parole e successivamente viene richiesto di ripeterle. Probabilmente sarà difficile ricordare tutte le 20 parole della lista. Ipotizziamo che un soggetto ricordi le parole, sedia, bicchiere, albero, ma dimentichi di dire la parola pentola. Il fatto che il soggetto si sia scordato di ripetere la parola pentola non significa che il soggetto non sappia cosa sia una pentola e a che cosa serva. Il concetto "pentola" è ben presente nella memoria semantica dell'individuo, ma al contrario non lo era nella memoria episodica. Entrambi i tipi di memoria vengono considerati come parte delle conoscenze esplicite.

Nel corso del tempo gli studi su pazienti affetti da amnesie e da traumi cerebrali, nonché l'introduzione di concetti come memoria procedurale, hanno costretto gli autori a proporre una teoria della memoria che prendesse in considerazione tutti questi nuovi elementi. Nel 1994 è stata dunque proposta da Tulving e Schacter la teoria dei sistemi mnestici dove vengono presi in considerazione 5 sistemi:

  • Memoria di lavoro, che indica la memoria a breve termine: la memoria di lavoro è infatti adibita all'immagazzinamento temporaneo di informazioni linguistiche, visive e spaziali e il mantenimento delle rappresentazioni interne come guida per il comportamento futuro o come base per operazioni cognitive di più alto livello
  • Memoria episodica, che consente l'acquisizione e il recupero di informazioni relative a specifici eventi situati nel tempo: permette l'accurata registrazione delle esperienze con un preciso riferimento autobiografico
  • Memoria semantica: le conoscenze caratteristiche della memoria semantica, sebbene abbiano un'origine episodica hanno perso le coordinate spazio-temporali per divenire il patrimonio delle conoscenze generali sul mondo del soggetto
  • Memoria procedurale: la memoria procedurale riguarda l'apprendimento di abilità motorie e cognitive (per esempio andare in bicicletta). Il sistema è caratterizzato da più sub-sistemi accomunati dalla caratteristica di permettere l'acquisizione di nuove capacità. Si distingue dal sistema episodico e da quello semantico per la capacità di lavorare adeguatamente anche in presenza di danni ai suddetti sistemi, non mancano infatti nella letteratura casi di amnesici che hanno imparato delle abilità, senza il ricordo delle esperienze di apprendimento. Una caratteristica da sottolineare è che durante il graduale apprendimento, caratteristico del sistema, si osserva anche un graduale cambiamento nei tracciati cerebrali
  • Sistema di rappresentazione percettiva, che consente di identificare le forme e le strutture non elaborandone il significato. Il significato viene elaborato dalla memoria semantica che in condizioni di normalità lavora con questo sistema senza soluzione di continuità, ma è nel caso di lesioni cerebrali che viene messo in evidenza come gli individui possano riconoscere e individuare gli oggetti senza però capirne il significato.

Esperienze, traumi e memoria

Esperienze, traumi e memoria
Le esperienze esercitano una grande influenza sia che vengano ricordate e riportate esplicitamente che tenute da parte, per effetto di fattori che possono essere definiti in base ai casi e agli orientamenti come oblio, amnesia, rimozione, repressione.

Gli eventi traumatici hanno effetti sulla memoria che possono apparire contraddittori. In seguito ad eventi altamente significativi come una malattia o una morte, osserviamo come alcune persone non ricordino o abbiano ricordi estremamente confusi in merito all'evento specifico e al periodo di riferimento oppure ricordi netti e ricorrenti dell'evento traumatico, altri falsi ricordi e altri ancora ricordi sepolti che improvvisamente tornano alla coscienza. Ognuna di queste persone porta in quel momento la sua verità sui fatti, ma dal punto di vista della memoria, dei fatti oggettivamente accaduti (se vogliamo avere la presunzione di chiamarli tali), che cosa è accaduto?

I vari tipi di memoria che abbiamo prima evidenziato permettono di fornire diverse e complementari letture rispetto alla relazione memoria-trauma. Non esiste una rievocazione che "riproduca" punto per punto l'esperienza per come è stata vissuta. Il ricordo sarà rievocato e "aggiustato" secondo gli schemi posseduti dall'individuo. A seconda del livello di stress si può avere un effetto facilitatore del ricordo (stress moderato) o un blocco delle funzioni mnemoniche (stress molto elevato). Questo blocco può essere transitorio se lo stress ha una durata ridotta mentre se continuato può portare ad una morte neuronale con danneggiamento cerebrale a carico principalmente dell'ippocampo che è strettamente connesso con le memorie esplicite.

L'ippocampo è una struttura che alla nascita risulta "immatura". La sua immaturità nei primi anni di vita spiega la cosiddetta "amnesia infantile" che caratterizza l'assenza di ricordi espliciti relativi ai primi 3 anni di vita. L'ippocampo si distingue dalle altre regioni cerebrali per essere l'unica struttura in cui è stata dimostrata una crescita di nuovi neuroni. Infatti, i neuroni che sono presenti fin dalla nascita, sono le cellule più vecchie del nostro organismo e, a differenza delle altre, non vengono rimpiazzate da nuove.

La capacità di memorizzare e di avere memorie esplicite cresce nel corso degli anni. È impossibile ricordare i primissimi anni di vita in quanto l'ippocampo in questi primi anni non è sufficientemente maturo da permettere di mantenere le tracce di questi ricordi. Questa struttura, però, se da una parte può crescere dall'altra può essere seriamente danneggiata dai traumi. Studi compiuti sui reduci di guerra che presentavano il cosiddetto Disturbo Post Traumatico da Stress avevano un ippocampo di dimensioni ridotte rispetto ai soggetti che non erano stati traumatizzati.

Di particolare importanza risulta essere il concetto di flash. I flash si riferiscono a quei ricordi di particolare significatività per gli individui che li riportano. Essi si caratterizzano per un elevato grado di sicurezza da parte di chi racconta, non accompagnato dallo stesso grado di accuratezza del ricordo stesso. In alcuni casi il ricordo può anche essere molto aderente alla realtà, ma nella maggior parte i ricordi vengono smussati dal tempo e probabilmente dagli schemi posseduti da ciascun individuo. La grande vivacità e impressione di sicurezza è secondo l'autore attribuibile a due fattori fondamentali: l'emozione al momento dell'evento e la loro frequente rievocazione che in qualche modo "rinsalda" le connessioni.

Probabilmente a quasi tutte le persone vengono in mente delle immagini sul primo giorno di scuola, ma è altrettanto probabile che ciò che si ricorda con tanta sicurezza e vivacità sia una ricostruzione operata negli anni che mantiene solo alcuni elementi reali. Altrettanto probabilmente, infatti, chi avrà vissuto l'esperienza di tornare dopo tanto tempo nei luoghi dell'infanzia avrà trovato affianco ad elementi familiari delle grandi differenze in termini di spazi, dimensioni e proporzioni.

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