Depressione

Nel corso della vita capita a tutti di sentirsi tristi, scoraggiati, svogliati o pieni di sensi di colpa. Questo può accadere in seguito ad un evento particolare come la morte di una persona cara, la perdita di un lavoro o di un amore, un insuccesso scolastico o anche semplicemente per il cielo grigio. Queste sono manifestazioni normali, che testimoniano la ricchezza della nostra affettività. La tristezza normale si può superare, a volte basta un perdono, un'altra occasione, un po' di sostegno da parte delle persone vicine.

Depressione

La depressione è però, qualcosa di diverso. Essa causa una compromissione nel funzionamento sociale e lavorativo. La vita della persona colpita e dei familiari cambia. Talvolta la depressione insorge come reazione sproporzionata ad un evento luttuoso, altre volte è difficile collegarla con specifici eventi spiacevoli.

Tipi di depressione

I principali tipi di depressione sono il disturbo depressivo maggiore e il disturbo distimico. Il disturbo depressivo maggiore, a seconda che siano verificati uno o più episodi di depressione maggiore, si distingue in:

  • disturbo depressivo maggiore, episodio singolo
  • disturbo depressivo maggiore, ricorrente.


Un episodio depressivo maggiore è definito tale quando, quasi ogni giorno, in un periodo di due settimane, sono stati presenti almeno cinque dei seguenti sintomi:

  • depressione dell'umore: è uno stato che differisce quantitativamente e qualitativamente dalla tristezza. La persona non è consolabile, sente una profondissima prostrazione e disperazione che non sembra paragonabile alle altre reazioni di dispiacere che normalmente vengono sperimentate da tutti
  • perdita di piacere o interesse per le abituali attività: la persona depressa non riesce più a provare emozioni per quelle cose che in passato la interessavano, come lavoro, hobby, interazioni sociali
  • aumento o perdita del peso o dell'appetito: può essere molto rilevante, in genere si intende una variazione del 5 per cento rispetto al peso corporeo di partenza nell'arco di un mese
  • insonnia o ipersonnia: in genere non ci sono difficoltà ad iniziare il sonno, ma capita spesso che ci siano dei risvegli notturni nella seconda parte della notte e un precoce risveglio al mattino con umore depresso. È stato inoltre osservato che questi pazienti presentano una riduzione del sonno delta (le fasi 3 e 4 del sonno)
  • alterazioni psicomotorie (rallentamento o agitazione): si osserva con maggiore frequenza un rallentamento nei movimenti, nell'espressione verbale che diminuisce quantitativamente e diventa lenta. Meno frequente è l'agitazione e l'affollamento delle idee
  • diminuzione dell'energia e faticabilità: le persone non si sentono in grado di svolgere attività anche molto semplici, sono deboli e affaticate
  • senso di colpa, di inutilità e svalutazione: il soggetto si accusa continuamente di colpe che non ha commesso, di essere di disturbo per gli altri, ritiene che la sua vita non abbia senso e che non ci siano possibilità
  • difficoltà di concentrazione e di pensiero: c'è un rallentamento delle attività di pensiero, forse ascrivibili al tentativo di ridurre la sofferenza
  • pensieri di morte, ideazione suicidaria e/o tentativi di suicidio: capita frequentemente che questi pazienti possano pianificare e/o mettere in atto un suicidio.

È necessario che sia presente almeno depressione dell'umore o la perdita di interesse e piacere. I sintomi causano disagio o compromissione in ambito sociale e lavorativo o in altre aree importanti. Inoltre, questo stato rappresenta un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento e non è giustificato da condizioni mediche, uso di sostanze o lutti.

Il disturbo distimico è caratterizzato da una lunga durata (2 anni) e da sintomi la cui gravità non è sufficiente per essere classificata come episodio depressivo maggiore. È tuttavia presente, per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni un umore depresso e perdita di interesse per quasi tutte le abituali attività. Inoltre nei due anni di durata del disturbo i sintomi possono non essere presenti per non più di 2 mesi.

Durante la depressione devono essere presenti almeno due dei seguenti sintomi:

  • appetito scarso o iperfagia
  • insonnia o ipersonnia
  • scarsa energia o astenia
  • bassa autostima
  • difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
  • sentimenti di disperazione.

Si riconosce un esordio precoce se il disturbo si presenta prima dei 21 anni e un esordio tardivo quando si presenta dopo i 21 anni. Si parla di depressione doppia quando pazienti con disturbo distimico presentano un disturbo depressivo maggiore sovrapposto.

Diffusione

La depressione è una sindrome relativamente comune che colpisce il 4 -5% della popolazione, con una prevalenza doppia delle donne rispetto agli uomini. Il decorso è diverso a seconda del sottotipo di depressione (disturbo depressivo maggiore, disturbo distimico, depressione doppia). Le ricadute sono molto frequenti: più elevate in quei soggetti che hanno avuto tre episodi precedenti di disturbo depressivo maggiore e ancora più alte nei pazienti con una diagnosi di disturbo distimico.

È contagiosa?

La depressione non è di certo una malattia infettiva, ma, a suo modo e per certi versi, può essere comunque contagiosa. Nel senso che vivere costantemente in un contesto sociale o familiare caratterizzato da sentimenti e stati d'animo negativi può facilitare l'insorgenza di depressione o altri disturbi dell'umore anche in persone che di per sé non ne soffrirebbero. 

Il rischio che ciò si verifichi sembra essere correlato al grado di vulnerabilità cognitiva individuale: una caratteristica che si definisce durante l'adolescenza e si stabilizza all'inizio dell'età adulta, ma che può comunque essere modulata negli anni successivi in funzione degli eventi esterni, delle persone incontrate e delle situazioni vissute.

A segnalare questa capacità di propagazione e "fertilizzazione" delle emozioni tra persone abituate a condividere esperienze di vita prolungate è uno studio focalizzato sulla relazione tra depressione e vulnerabilità cognitiva condotto da Gerald Haeffel e Jennifer Hames, due psicologi dell'Università di Notre Dame (Stati Uniti).

La ricerca si è concentrata, in particolare, sulle variazioni del livello vulnerabilità cognitiva e rischio di depressione in un gruppo di matricole che avevano da poco iniziato a vivere nel campus universitario, condividendo per la prima volta la stanza con un compagno. Entrambi gli occupanti della stanza dovevano essere disposti a partecipare allo studio e a rispondere a un questionario di valutazione psicologica in tre momenti successivi: dopo un mese dall'arrivo nella residenza universitaria e dopo tre e sei mesi di vita comune. L'analisi delle risposte fornite dalle 103 coppie di compagni ha confermato entrambe le ipotesi di lavoro dei ricercatori, ossia che chi condivideva costantemente spazi di vita comuni con una persona caratterizzata da un'elevata vulnerabilità cognitiva tendeva a innalzare anche il proprio livello di vulnerabilità cognitiva e che questo fenomeno si associava a un aumento del rischio di sviluppare sintomi di depressione nei mesi successivi. 

Questo non significa che è meglio evitare le persone emotivamente fragili: i ricercatori sono arrivati in realtà a una conclusione opposta, ovvero cercare di sfruttare la contagiosità degli stati d'animo in senso positivo, a scopo preventivo e terapeutico.

Il percepito in Italia

Gli italiani appaiono molto sensibili al tema della depressione, ne sono consapevoli e temono di esserne interessati più di gran parte delle altre malattie, eccezion fatta per i tumori. A segnalarlo sono i risultati di un'indagine condotta dall'Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna (ONDA), su un campione di 1.004 italiani (503 donne e 501 uomini). 

In particolare, secondo il 27% degli intervistati la depressione si colloca al secondo posto dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre e il 58% la considera una malattia sovrapponibile a una patologia organica severa, che deve essere diagnosticata e curata precocemente. D'altro canto, un intervistato su 4 continua erroneamente a ritenere che la depressione sia una condizione mentale che «non si può capire fino in fondo e con cui si può soltanto convivere», rinunciando così a priori alla speranza di poterla superare grazie a terapie appropriate e di recuperare una qualità di vita pienamente soddisfacente.

Dalle risposte raccolte nell'indagine, emerge la generale consapevolezza da parte di chi ha ricevuto una diagnosi di depressione che la depressione è una malattia multifattoriale e che traumi (69%) e stress (60%) sono tra le sue cause principali, mentre chi non l'ha mai sperimentata in prima persona ritiene che la depressione sia legata principalmente a una personalità "emotivamente fragile" (67%).

Secondo gli intervistati, inoltre, i principali sintomi della depressione sono di natura emotiva e comprendono pensieri negativi (69%), senso di solitudine (67%) e tristezza (63%). Questi sintomi, insieme ai disturbi cognitivi e alle difficoltà di concentrarsi e prendere decisioni, sono i più temuti dagli italiani a causa del riconosciuto impatto negativo sul funzionamento lavorativo, sociale e familiare, con effetti pesanti sulla qualità di vita complessiva e sulla spesa sanitaria pubblica e privata.

Eppure, quando si tratta di curare se stessi le cose cambiano, forse anche perché non si vuole ammettere di essere interessati in prima persona da una malattia che continua a essere penalizzata da un forte stigma sociale e a essere vissuta come una "colpa".

Trattamenti

Le ricerche che hanno messo a confronto i trattamenti farmacologici e la psicoterapia hanno evidenziato un'equivalenza dei due metodi. Sebbene non ci siano prove a favore di migliori risultati nei trattamenti combinati (farmacologiche e psicoterapeutiche) è opportuno che tutti i pazienti vi possano accedere.
Nel 50% dei casi si ottiene una remissione dei sintomi dopo la terapia, ma nel corso di un anno la metà di questi pazienti sperimenta una ricaduta. Dunque, solo un quarto dei pazienti sembra stare bene dopo una terapia breve.

Al momento di trattare un paziente deve essere fatta un'attenta valutazione del caso. Ove non ci siano trattamenti in atto, in situazioni di fase acuta (con pericolo di vita per il paziente) viene in genere prescritto un trattamento farmacologico con una psicoterapia di sostegno. Una volta superata la crisi sembra avere maggiore significato l'idea di un trattamento psicoterapeutico. Esiste un’ampia gamma di farmaci la cui prescrizione deve essere attentamente valutata per i loro effetti terapeutici e gli effetti collaterali che possono limitare la collaborazione del paziente.

Depressione ed eventi di vita

Alcune depressioni sono legate a particolari momenti della vita di una persona. Una di queste è la depressione climaterica, che si può verificare nella donna in corrispondenza del periodo della menopausa. C'è poi la depressione da esaurimento, che si presenta in seguito ad un periodo più o meno lungo di sovraccarico emozionale, e la depressione da sradicamento che colpisce le persone che hanno dovuto abbandonare il luogo in cui vivevano a causa, per esempio, di un trasferimento. La depressione nell'anziano invece ha caratteristiche particolari, in quanto la perdita di speranze, le paure per la propria salute e simili trovano un riscontro nella realtà esterna. Vediamole nel dettaglio.

Depressione climaterica

Come ogni tappa o cambiamento rilevante nella vita, anche la menopausa può essere considerata come una crisi fisiologica. Sono, tuttavia, in gioco oltre ai fattori culturali, sociali e personali, anche fattori biologici e genetici. La menopausa può essere in donne predisposte un momento in cui spesso si presentano varie malattie psicosomatiche.

A livello psichico sono molti i sintomi che compaiono. Si riscontrano spesso inquietudine, aggressività, emotività, malessere, insonnia e ipersonnia, fobie, difficoltà attentive e disturbi sessuali. Ma sicuramente il disturbo più lamentato è la depressione. Anche in questo caso la depressione sarà legata alle caratteristiche di personalità della donna, variando da forme lievi a forme intense, da forme a breve o a lunga durata. In alcuni casi, quando la depressione è accompagnata da sintomi ansiosi, fobici, insoddisfazione sul piano generale e sessuale, si parla di "sindrome esistenziale climaterica".

Depressione da esaurimento

È definita in questo modo una particolare forma di depressione reattiva che si presenta in seguito ad un periodo più o meno lungo di sovraccarico emozionale. Colpisce frequentemente gli uomini con un carico eccessivo di responsabilità. La depressione sopravviene quando il sovraccarico non viene più retto e/o tollerato. I sintomi sono ansia, esplosioni affettive inadeguate e astenia.

Depressione da sradicamento

Si tratta della depressione che colpisce le persone che hanno dovuto abbandonare il luogo in cui vivevano a causa, per esempio, di emigrazioni o trasferimenti. La perdita consiste nell'aver lasciato i luoghi, le persone e le abitudini con cui la persona aveva uno stretto legame.

Depressione nell'anziano

La depressione nell'anziano ha caratteristiche particolari, in quanto i temi di svalutazione, perdita di speranze, inutilità, paure per la propria salute e altro trovano un riscontro nella realtà esterna. La depressione nell'anziano si presenta spesso sotto forme più regressive e paranoiche. La persona anziana mostra spesso ansia, irritabilità, deliri e allucinazioni, agitazione psicomotoria. È inoltre importante prendere in considerazione depressioni di origine organica o sintomatica, prodotte da squilibri metabolici (ipo e iper-tiroidismo, ipo o iper-surrenalismo corticale), da fattori infettivi o tossici.

I rischi post-infarto

L'infarto miocardico, oltre a essere un evento severo sul piano fisico, rappresenta un'esperienza fortemente traumatica dal punto di vista psicologico che in molti casi lascia sequele emotive significative nelle settimane e nei mesi successivi in termini di sintomi ansiosi e depressivi, riducendo notevolmente la qualità di vita dei pazienti e rallentando il ritorno alle attività abituali.

La depressione post-partum

La donna che partorisce si trova spesso impreparata ad affrontare le situazioni e le difficoltà nella sua nuova condizione. Non è infrequente che si trovi sola o senza un supporto adeguato. Nel rapporto con il bambino possono tornare in primo piano vecchi conflitti della donna con la propria madre. Questo può portare ad una forte ambivalenza nei confronti del bambino. Le donne si sentono spesso inadeguate e incapaci di curare il figlio, capacità che vengono invece attribuite ad altre persone come il padre o i nonni. Possono entrare a far parte dei vissuti materni anche precedenti esperienze di lutto o di perdita, dei propri genitori, di un partner, di un figlio o di un aborto. In questi ultimi due casi il nuovo nato si trova di fronte all'arduo compito di essere nato ed essere vivo al posto di un altro bambino, con tutto il carico di angosce e di aspettative.

Alcuni autori ritengono si possa parlare di un continuum tra stati di malessere transitorio, disturbo materno post-natale e depressione post-natale. Gli stati di malessere transitorio, definiti anche come "tristezza materna" sono presenti in circa la metà delle madri con una durata variabile dalle poche ore a qualche giorno dopo la nascita. Si caratterizzano con una tendenza al pianto, ipersensibilità, cambiamenti di umore e stanchezza. Il disturbo materno post-natale si presenta come uno stato di malessere, dolori, ridotto attaccamento al bambino e sentimenti di mancanza di sostegno. La depressione post-natale consiste in una situazione di umore depresso con pianto, angoscia, stanchezza, irritabilità, svalutazione, indegnità, paura di danneggiare il neonato o esserne danneggiate in senso fisico e psicologico, angosce per la salute del neonato.

I fattori di rischio sono l'età adolescenziale o matura, precedenti psicopatologie, eventi di vita stressanti, cattivo rapporto con la propria madre e/o con la sessualità, precedenti lutti e/o aborti. È inoltre frequente che chi ha sofferto di questa forma di depressione possa avere lo stesso problema in occasione di una nuova gravidanza.

Il primo "trattamento" è senz'altro la prevenzione. Tutti i fattori di rischio sopra elencati descrivono la presenza di situazioni di vita o di traumi non elaborati. In alcuni casi, la gravidanza così come la maternità è un momento in cui si svela una psicosi latente. Probabilmente le future mamme potrebbero essere aiutate da un sostegno psicologico in modo da aver la possibilità di elaborare eventuali traumi. La maternità non può essere considerata come un farmaco per problemi personali o di coppia (i cosiddetti bambini-colla che tengono unite le famiglie), è importante che possa essere affrontata con un adeguato sostegno familiare, sociale e in certi casi terapeutico.

Riguardo ad altri fattori causali, sono state fatte numerose indagini per trovare delle relazioni tra i cambiamenti ormonali e la depressione, ma attualmente non esistono prove definitive che avvalorino queste ipotesi. Quando si presenta una depressione o una psicosi post-natale vengono spesso prescritti dei farmaci, abbinati o meno a sedute di psicoterapia. Infine alcuni autori descrivono questa forma di depressione come un disturbo che può colpire sia la madre che il padre. La madre vivrebbe un sentimento di perdita rispetto alla condizione di gravidanza, mentre il padre si sentirà di aver perso il posto che prima occupava, adesso preso dal bambino.

 

Fonti: Haeffel GJ, Hames JL. Cognitive Vulnerability to Depression Can Be Contagious. Clinical Psychological Science 2013; doi:10.1177/2167702613485075.

Vögele C, Christ O, Spaderna H. Cardiac threat appraisal and depression after first myocardial infarction. Front Psychol 2012;3:1-12.

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